Cari fratres e care sorores,
Sotto gli auspici della rosacroce,
Salutem Punctis Trianguli! 

È mio auspicio che questa lettera vi raggiunga in serenità e salute.

Un altro anno è trascorso e la sensazione di molti abitanti di questo pianeta è quella di correre sopra un lago ghiacciato, come ha ben descritto Zygmunt Bauman. Un lago il cui ghiaccio è estremamente sottile e per questo tutti sanno che non si possono fermare, pena rompersi il ghiaccio e affondare. Allora si corre… “Verso dove?”, si chiedeva il famoso sociologo. Non importa verso dove, si rispondeva, basta correre.

Mi sembra che questo quadro descriva molto bene quelle società dei paesi cosiddetti sviluppati, dove tutti corrono ma senza una direzione specifica o, quantomeno, senza un progetto o una destinazione, facendo della vita più un vagare che un viaggio. A questo si aggiungono anche le tragiche scelte di vari governanti o leader che hanno trascinato il mondo verso una condizione di guerra con tutta la sua carica di sofferenza.

Lo scrittore, presbitero, filosofo e matematico russo Pavel Florenskij (1882-1937) durante i suoi anni di prigionia, parlando della visione della vita nell’antica Grecia scrisse che nella vita ci sono molte cose mostruose, malvagie, tristi e sporche. Tuttavia, rendendosi conto di tutto questo, bisogna avere dinanzi allo sguardo interiore l’armonia, e cercare di realizzarla.

Siamo rosacrociani, quindi dobbiamo riuscire a guardare il mondo anche nella sua complessità e varietà di fenomeni, non semplificando ciò che non può essere semplificato. Così non possiamo non vedere la quantità enorme di azioni volontarie verso il bene comune promosse da una vera moltitudine di persone, molte delle quali giovani, che dedicano gran parte del proprio tempo alla protezione dell’ambiente, alla protezione degli animali, all’assistenza alle persone disagiate, all’assistenza medica di popolazioni dove nessuno vorrebbe mai andare. Sono una infinità di esempi che ci permettono di mantenere la fiducia e la speranza nell’umanità; non una speranza infantile basata solo sui buoni pensieri e le buone intenzioni, ma una fiducia e una speranza basate sui fatti, sull’esistenza di una forza interiore che spinge le persone a fare il bene e a resistere agli impulsi di una società dominata da una economia profondamente malata.

Voglio condividere con voi due esempi nell’ambito della mia esperienza nella funzione di Imperator, funzione che mi dà il privilegio di conoscere molte persone in molti paesi del mondo.

Il primo caso è quello di un frater educatore, il quale porta delle tecniche rosacrociane ai ragazzi minorenni in prigione. Sono ragazzi fino ai diciotto anni che si trovano in prigione per aver commesso una gran varietà di crimini; sono persone nate in situazioni estremamente sfavorevoli e che presto nella loro vita si sono viste in ambienti dominati dalla criminalità. Parlando con questo frater, abbiamo riflettuto insieme sul fatto che, se l’Ordine ha come motto il “Conosci te stesso” socratico, è solo attraverso questo percorso che si può aiutare una persona a comprendere il perché del proprio comportamento. So che esistono molti altri membri nel mondo che fanno lo stesso lavoro volontario nelle prigioni e nei riformatori, e che aiutano le persone a trovare un senso nuovo alla propria vita, sopperendo così alle carenze di Stati che spesso non trovano ormai nessun interesse al recupero di queste persone. Questo frater ha trovato il suo personale cammino per rendere visibile e attiva la sua adesione alla filosofia rosacrociana.

Un altro caso che voglio portare alla vostra riflessione è quella di un frater che, dopo la pensione, ha deciso di intraprendere un percorso preparatorio per un servizio di volontariato negli ospedali, aiutando e accompagnando le persone nei loro ultimi giorni di vita. Si tratta di un lavoro estremamente delicato, che richiede una enorme forza interiore. Questo nostro membro mi raccontava come l’Ordine con i suoi insegnamenti lo abbia aiutato a vincere una sua iniziale avversione agli ospedali per esperienze passate, e di come ora si sentisse privilegiato di poter essere presente, tenendo la mano e, a volte, accarezzando le persone nei loro ultimi momenti di vita; spesso sono persone sole, che raggiungono l’ultimo capitolo del loro libro con molti rimorsi, dubbi, paure, ma anche spesso fiducia, serenità e in pace. Mi raccontava come molte lo ringrazino al momento degli ultimi saluti, e come a volte queste persone gli dicano cose che vanno a chiarire i suoi stessi dubbi.

Perché ho deciso di raccontarvi questi due esempi in questa lettera annuale? Ho deciso di farlo perché un membro mi ha chiesto perché non avessi scelto il tema della pace nel mondo come argomento per la Meditazione Mondiale online, condotta l’ultimo ottobre. La sua domanda è molto importante e ora rifletteremo insieme su di essa e sul tema della pace in generale.

Più volte siamo portati a pensare la pace come la condizione opposta alla guerra. Questo perché sappiamo che, quando una guerra finisce, usiamo frequentemente dire che i paesi belligeranti hanno raggiunto un “accordo di pace”, mentre la storia dell’umanità ha mostrato che questi sono accordi di armistizio più che di pace. L’armistizio è la pausa tra due guerre dove i belligeranti recuperano le forze per poi ricominciare la lotta. La pace, secondo il nostro intendimento, è una condizione interiore, non è qualcosa che si determina con accordi scritti, con strette di mano o belle parole. Baruch Spinoza, il filosofo del diciassettesimo secolo associato al movimento rosacrociano in Olanda scrisse: “La pace non è l’assenza della guerra. È una virtù, uno stato d’animo, una disposizione alla benevolenza, alla fiducia alla giustizia.”

Se guardiamo la storia passata dell’umanità fino ai giorni nostri vedremo che spesso siamo passati da una guerra a un’altra. Ma allo stesso tempo, quasi come paradosso, vediamo anche esempi di grande generosità, eroismo, fiducia e speranza provenienti da persone che agiscono così senza aspettarsi nulla in cambio.  Allora riflettiamo insieme: in quale direzione dovremmo guardare? Quali domande ci dovremmo porre? E come mai queste differenze abissali tra gli esseri umani?

Penso che la risposta sia naturale. Noi abbiamo nel nostro essere, sia fisico che spirituale, la capacità di riconoscere un atto generoso, gratuito, giusto, dettato dalla bontà e che realizza il bene. Riconosciamo una azione che esce dalla dimensione puramente teorica, quella dei bei discorsi e delle belle intenzioni, e che diventa un bene reale. E non abbiamo bisogno di spiegazioni sul bene, perché noi lo sentiamo, lo riconosciamo. Siamo pieni di esempi, e appena li vediamo, sentiamo che sono la direzione giusta da seguire, e questo sentire è parte integrante della nostra natura.

Se agiamo male è per pura ignoranza di ciò che è il bene, è per l’assenza di ascolto della voce interiore che sussurra sempre la cosa giusta da fare ad ogni momento.

Allora vediamo che in questo senso la pace è una condizione interiore che non ha come scopo opporsi alla guerra. È la condizione di colui che ha compreso e sa distinguere ciò che è bene da ciò che non lo è, è la condizione di colui che ascolta la voce interiore e sa discernere, volta per volta, la cosa giusta da fare e che non si aspetta che siano gli altri a farlo. E questa condizione, questo modo d’essere, questo saper ascoltare, si impara. Questo, per noi rosacrociani, vuol dire educazione. Quando parliamo di educazione ci riferiamo all’origine etimologica della parola, la quale viene dal latino e significa trarre da dentro, tirare fuori ciò che sta dentro. Nell’Ordine siamo educati a far emergere in noi la voce del Maestro Interiore. Per questo la Meditazione Mondiale riguardava noi stessi, e non una ipotetica pace del mondo, perché fintantoché non riusciremo a purificare i nostri stessi pensieri, fintantoché la nostra bocca non avrà perso la capacità di dire cose malvagie, fintantoché non avremo raggiunto quella condizione che gli antichi greci chiamavano parresia – il coraggio della verità – non potremmo onestamente parlare della pace nel mondo come se fosse qualcosa che si deve realizzare fuori di noi, negli altri. Essa va costruita nel cuore dell’essere umano, con i pensieri, ma soprattutto con le azioni, come fanno questi nostri membri, e chissà quanti altri, persone che aiutano i giovani disagiati a cominciare a scrivere nuove pagine del libro della loro vita mentre altri aiutano quelli che hanno raggiunto la loro ultima pagina a prepararne le prossime edizioni.

Essere rosacrociani, dunque, significa sì visualizzare un mondo migliore, ma soprattutto poi agire in tal senso cominciando da noi stessi, sapendo che spesso le migliori decisioni, quelle giuste, non sono quelle che ci porteranno qualche privilegio personale, ma quelle di cui non ricaveremo probabilmente nessun beneficio in quanto individui ma solo come collettività. Lo scrittore mistico Martin Buber scrisse: “Il mondo in cui vivi, così com’è e non altrimenti, ti permette quel rapporto con Dio che redime allo stesso tempo te e quella parte del divino nel mondo che ti è stata affidata.” Ecco come un grande scrittore e pensatore riesce a riassumere in poche parole anche il nostro compito in quanto rosacrociani. Le condizioni attuali del mondo ci devono spingere a stabilire quel rapporto con il Dio del nostro cuore, perché solo così avviene la trasformazione nostra e del mondo stesso.

Continueremo dunque a visualizzare il nostro pianeta in un’aura pura affinché anche la parte mistica della nostra azione non venga meno, ma comprendendo che questa visualizzazione poi si compie nel nostro stesso agire, nell’etica personale che adottiamo, nell’ascolto della voce interiore, altrimenti rimarremmo sempre sul piano delle belle parole, le quali però, come ci dimostra la storia, non hanno mai cambiato nulla in profondità.

Ora voglio condividere con voi un evento che ha segnato profondamente la storia del nostro Ordine nell’anno 2024. Molte cose sono accadute in questo anno e le troverete rapportate in immagini nel sito della Suprema Grande Loggia, come vi avevo detto che sarebbero stati i rapporti dei miei viaggi. Penso in effetti che vi farà piacere sapere – oltreché le attività a cui sono stato presente – vedere le immagini dei nostri fratres e delle nostre sorores nel mondo e le immagini delle nostre sedi.

L’evento a cui voglio dedicare qualche parola riguarda la creazione della Grande Loggia di Lingua Inglese per l’Africa Occidentale. Questa Grande Loggia è l’evoluzione naturale di una Amministrazione che per molti anni ha funzionato come riferimento per i membri di lingua inglese nel continente africano. A ottobre, durante un convegno a Port Harcourt in Nigeria, alla presenza di circa 1300 membri, ho installato nella funzione di Gran Maestro frater Eugenius Idiodi; molti Gran Maestri hanno voluto partecipare a quel convegno dando all’evento un’ulteriore dimensione e importanza.

Il mondo sta cambiando molto velocemente: le dinamiche sia politiche sia economiche, la tecnologia, tutto corre a una velocità che rende difficile per noi esseri umani seguire e comprendere, e il più grande errore è pensare ingenuamente il contrario; è pensare che abbiamo una chiara idea dei processi in atto e di dove questi processi ci porteranno.

In questo mondo così conturbato e vicino a grandi trasformazioni il continente africano si presenta oggi come una luce di speranza per un nuovo mondo. Si calcola che entro il 2050 metà della popolazione in Africa avrà meno di 18 anni, e questo deve rappresentare una speranza per coloro che guardano al futuro. E in questo scenario l’AMORC deve assumere il suo ruolo nell’ambito che le è proprio, ossia quello dell’educazione e della formazione delle generazioni future.

Noi siamo portatori di una eredità che arriva da un passato lontano e che tuttavia continua ad essere di grande attualità. Noi tramandiamo una forma di educazione che, come ho detto, riguarda il fiorire della natura spirituale dell’essere umano. Con questi pensieri dobbiamo guardare al futuro, riconoscere i cambiamenti, affrontare le sfide insieme e rafforzare l’unità dell’Ordine al fine di permetterle di realizzare la sua missione, missione che è sempre rappresentata simbolicamente dai nostri fratres e dalle nostre sorores che lasciarono l’Europa nel 1693 in direzione del Nuovo Mondo; un’idea utopica presente nel cuore di ogni essere umano di questo pianeta.

Oggi io so che ciò che ci viene chiesto dai Maestri della nostra Tradizione è riconoscere i cambiamenti che stanno avvenendo nel mondo e alimentare in noi, membri dell’AMORC, la speranza e la volontà di costruire il “Nuovo Mondo”. Definire una nuova rotta, questo è quanto credo voi vi aspettiate da me in quanto Imperator, e in questa direzione continuerò a guardare, come un marinaio che rimane di vedetta, anche quando gli altri dormono, tutte le ore in attesa di vedere una Nuova Terra.

Ai fratres e alle sorores del Continente africano dico questo: voi avete una grande responsabilità: ponete in atto tutte le iniziative, tutte le idee e i progetti, esprimete il pensiero e la tradizione rosacrociana in tutti i modi, preparate il futuro. E ricordiamoci sempre: le frontiere sono una creazione umana, non esistono linee tracciate sul suolo di questo pianeta, siamo tutti fratres e sorores e dobbiamo camminare insieme, costruire insieme. Troverete sempre in me un fratello che vi appoggerà, che vi ascolterà. Perché è arrivato il tempo in cui vecchie risposte non soddisfano più le nuove domande, e noi rosacrociani dobbiamo essere sempre all’avanguardia nel vedere nuove realtà all’orizzonte.

Un’altra importante novità è stata l’inizio, già alla riunione del Consiglio Supremo a Tata, in Ungheria, di un processo di integrazione delle varie Grandi Logge e Amministrazioni per rafforzare il senso di unità nell’AMORC, dare all’Ordine una maggiore stabilità e avere un maggiore scambio di esperienze. Fino ad oggi ogni Grande Loggia procedeva trovando le proprie soluzioni ai vari problemi, sviluppando i propri progetti e investendo in tecnologie per favorire l’espansione della filosofia rosacrociana nella propria zona di azione. Solo che i progetti, le necessità e le soluzioni necessarie sono le stesse per tutte le Grandi Logge, quindi procedere in maniera separata è irrazionale perché disperde le energie. L’idea chiamata “Imagine AMORC” è iniziata con una riunione di membri volontari e alcuni dipendenti che collaborano con le Grandi Logge. Provenienti da varie giurisdizioni e sotto il mio coordinamento, hanno lavorato insieme per tre giorni dando inizio a una serie di progetti che integreranno maggiormente le varie realtà AMORC nel mondo. La Meditazione Mondiale è stata una delle loro richieste; con l’appoggio della Grande Loggia di Lingua Portoghese, in Brasile, l’abbiamo realizzata nel mese di ottobre scorso con la partecipazione in diretta di migliaia di membri di vari paesi del mondo. Altri progetti sono iniziati durante quella riunione e sono tutt’ora in sviluppo. Questo ha mostrato l’energia e l’entusiasmo che esiste tra i nostri membri e più che mai mi ha fatto vedere che è questo entusiasmo ed energia che mantiene in vita il nostro amato Ordine.

Queste erano le notizie importanti che vi volevo comunicare. Vi ringrazio sempre per l’affetto e le parole di sostegno che spesso mi inviate; esse sono per me un segnale visibile del vostro amore per il nostro Ordine Venerabile che ho l’onore di rappresentare. Da parte mia, vi rinnovo il mio sostegno attraverso i Legami mistici che ci uniscono.

Che i Maestri della nostra Tradizione vi accompagnino e vi sostengano sempre.

Con i migliori auguri di Pace Profonda,
Sinceramente e fraternamente

Claudio MAZZUCCO
Claudio MAZZUCCO
Imperator

Nota: Come vi avevo anticipato, quest’anno ho preparato una presentazione con immagini per condividere con voi gli incontri che ho avuto durante l’anno con i nostri cari fratres e sorores in tutto il mondo. Può accedervi sul sito della Suprema Grande Loggia attraverso il seguente link: https://www.amorc.org/messaggio-dellimperator-gennaio-2025/

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